lug 28, 2012
redazione

Il Ludovico Van si conferma un festival di successo

Si è concluso pochi giorni fa il Ludovico Van Festival, che giunto alla sua quarta edizione riesce come sempre ad andare oltre ogni aspettativa nonostante il cambio (obbligato) di location a pochi giorni dall’evento. Il festival si è infatti trasferito a circa 4 km dall’abituale Parco Bosco per stabilirsi sulle sponde del fiume Calore, a Contrada Sant’Antonio.
L’atmosfera a cui il Ludovico Van ci ha abituati però c’è tutta, la si percepisce non appena arrivati alla location, colma di stand di ogni tipo e artisti di strada.  Al tramonto di Venerdì c’è il primo vero momento di magia di questo Ludovico Van, quando un gruppo di percussionisti suonano attraverso l’enorme distesa tra l’incanto generale.
Ma subito si fa sera, e sul palco ci sono i Pink Holy Days che ci regalano uno spettacolo impressionante, e subito è chiaro per quale motivo sono in tour con Chemical Brothers ed Aucan. Tra sonorità industrial, sintetizzatori acidi, esplosioni di follia, questi ragazzi dovrebbero dare lezioni di musica elettronica alla maggior parte dei neo-Djs della scena internazionale. Li seguono i partenopei Atari, che ci suonano quasi tutto il loro bellissimo ultimo disco  ”Can Eating Hot Stars Make Me Sick?” in un’atmosfera spaziale e chiudono con una fantastica reinterpretazione new-wave di  ”Everything in Its Right Place” dei Radiohead. L’aria cambia del tutto quando a seguire ci sono  Afrikan Simba ed Earl Sixteen, due leggende del Raggae che riescono a coinvolgere anche i detrattori del genere.
Afrikan Simba, poi, prosegue con un after show di oltre 7 ore, e l’alba sorge mentre alcuni di noi sono ancora immersi
nella dubstep. Dopo la mattina e il pomeriggio torridi di Sabato, al tramonto sul Main Stage c’è Il Cielo di Bagdad
che come suo solito ci regala gioia e luce, peccato che abbiano suonato davvero troppo poco. A seguire Dagon Lorai,
che personalmente trovo trascurabile, e una folle e ilare esibizione del Management del dolore post-operatorio, il cui cantante rischia seriamente di sfociare nel cabaret più trash. Ma per fortuna li seguono i Fratelli Calafuria, probabilmente l’ultimo vero gruppo noise della nostra nazione, e ci suonano pezzi dal loro ultimo disco “Musica Rovinata”  e non solo, non dimenticando i folli tormentoni che li hanno resi famosi come “Di Getto”, “Amico di Plastica”,
“La nobile arte”. Questi ragazzi sanno fare casino con criterio, perchè bisogna fare casino, come recita il testo del loro ultimo singolo.
Il palco poi passa ai Sick Tamburo, che non hanno bisogno di presentazioni. Gianmaria ed Elisabetta ci hanno dimostrato con due bellissimi dischi che la loro creatività non è morta con i Prozac +,  è viva e vegeta e rimane un punto di riferimento della scena musicale Italiana. Salgono sul palco con i classici passamontagna che hanno scelto come caratteristica di questo progetto, quasi a rappresentare in maniera teatrale il senso di vuoto e anonimato dell’essere che i loro testi esprimono. Momenti surreali con “E so che sai che un giorno”, ”In fondo al mare”, “Sogno”, solo per citarne alcuni. I Sick Tamburo sembrano sussurrarti che niente stà andando come  vorresti, e non hai neanche il tempo di metabolizzarlo che ti ritrovi a saltare,con una contrazione involontaria di quella parte di te che vuole distruggere l’universo. Nota di merito anche per il fantastico ultimo singolo del gruppo, la Smashing Pumpkinsiana “La Mia Mano Sola”, da cui è stata tratta l’idea per l’omonimo EP che Gianmaria stesso ci dice essere “un regalo per i fan”. Sul palco del Ludovico Van c’è poi un pezzo di storia della musica Italiana con  Federico Fiumani e i suoi Diaframma, che a dire il vero non regalano nulla di nuovo se non qualche pezzo dall’ultimo album e il solito revival che scinde i fan nostalgici.
Alle 3 di sabato notte c’è l’eclissi di Giove da parte della luna, e il tutto si allinea perfettamente con l’elettronica dei Nôze, direttamente dalla Francia al Ludovico Van per la loro unica data nel Sud Italia. I Nôze e la loro dance spensierata chiudono con un French Touch di gran classe questa quarta edizione del Ludovico Van Festival, che a prescindere da tutti gli imprevisti può vantare grandi nomi e un ottimo riscontro, come ci confermano anche i Sick Tamburo, che abbiamo incontrato nel backstage, rimasti incantati dal pubblico, dalla location e  dall’atmosfera, ed Andrea dei Fratelli Calafuria, che parla del Ludovico Van come di “un festival competitivo,  che non ha nulla da invidiare neanche ai migliori che fanno a Milano”. Anche quest’anno il Ludovico Van si conferma uno dei migliori eventi organizzati nella nostra regione, in un territorio che soffre di un’aridità culturale non indifferente, un applauso agli organizzatori è più che dovuto!
Dylan Iuliano

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