L’arte del quarto Verdena
Dal 2011 è in pratica il quarto Verdena, colui che dal vivo aiuta a intessere i cori, dare spessore alle chitarre e generare spruzzate di synth nelle trame di Alberto Ferrari e soci. Eppure il mondo sonoro di Omid Jazi non si esaurisce solo con la band bergamasca. Il polistrumentista, dopo un esordio con l’ep “Lenea” lo scorso aprile, presenta Onde Alfa (Hot studio), il suo primo album in uscita il 29 gennaio.
Un lavoro interamente realizzato tra le quattro mura del suo piccolo studio domestico nelle campagne del modenese. Un progetto artigianale costruito interamente con un Macbook portatile, aspro, potente e in grado di generare un caleidoscopio di sonorità. Per fare musica, dimostra il musicista, non occorrono grandi cose: basta passione e dedizione, qualche strumento da collegare al computer e tanta creatività da miscelare.
Il mondo di Omid è fatto di elettronica, pop psichedelico e futurista, le sue note ricordano Bjork, i Depeche Mode, i Cccp (nel Dna del suo essere emiliano) e, ovviamente, i Verdena dell’ultimo Wow, tutto mixato con una veste nuova fatta di analogico e digitale allo stesso tempo. Accanto ai synth, infatti, si innestano Fender dei primissimi anni ’60, tastiere analogiche anni 80 come la Juno6. Il tutto, forse, può risultare già sentito ma è il semplice fascino della citazione che rende Onde Alfa affascinante, la perfetta colonna sonora per una giornata fredda, dai colori ocra.
Pierpaolo De Lauro
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