Rain dogs, gli opposti si attragono
Cantautorato ed elettronica, un binomio impossibile. Almeno sulla carta. Il progetto Rain Dogs, infatti, sovverte le contrapposizioni classiche del mondo musicale; allo stesso tempo ribalta quel distacco che da sempre divide, su due pianeti opposti, i dj e i cantautori armati di chitarre acustiche. Con Lies, alibis and lullabies (presslabrecords/Sofficidischi/Audioglobe) le strade si incrociano e si fondono. Tutto parte da una classica sei corde e una voce, quella di Andrea Ferrante.Il cantautore scrive i suoi testi e li musica, nel momento in cui tutto ha trovato una sua forma è intervenuto Luigi Gori che a colpi di elettronica ha sovvertito la struttura mantenendo intatto il contenuto. Il risultato? Entusiasmante. Dalla iniziale “Brand new enemy”, passando per “Goodfellas never die” fino alla elettrizzante “Rockin’ on my own” è tutto un susseguirsi di colpi di scena, di emozioni, di ritmi incessanti animati da un retrogusto indie. A tratti si ascoltano echi di Franz Ferdinand, Killers, Arctic Monkeys, tutto miscelato ai migliori Depeche Mode. La vena cantautorale resta viva in alcuni passaggi e nei testi. Anzi, proprio sulla scrittura i Rain Dogs non sbagliano un colpo. Appiattimento mentale, ansia, claustrofobia, alienazione, potere dei media tratteggiano la realtà in modo approfondito. Non resta che trovare una strada per la liberazione. La colonna sonora è già pronta.
Pierpaolo De Lauro
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